Che rapporto c'è fra la scrittura e le arti visive? Hans
Ulrich Obrist nel suo recentissimo saggio Ways
of Carating (tradotto in italiano Fare
una mostra, Utet 2014) affronta esplicitamente il tema:
"Di tutti i rapporti fra arti visive e altre discipline artistiche, mi sembra che negli ultimi anni sia stato trascurato quello con la letteratura. I ponti fra arte e musica, arte e moda, arte e architettura eccetera sono più saldi che mai, e su di essi ho sempre lavorato. Manca però per intero il ponte con la letteratura...".
Nel saggio in questione Obrist non suggerisce nessuna ipotesi
di lavoro. Si limita a citare l'esperienza del museo Robert Walser, da lui fondato negli anni '90.
Vale la pena di visitare, al numero 45 di Marktgasse, il Robert Walser Zentrum, piccolo museo- biblioteca dedicato allo scrittore, ammirato da Herman Hesse e Robert Musil, che morì a Berna nel 1956. Appena dietro Marktgasse, lungo la Münstergasse, il martedì e sabato mattina, c'è un mercato di salumi e formaggi. Sotto i portici: molti i ristoranti dove consumare un pasto veloce, tra questi il Falken o il Bistro Münstergasse.
Una cosa è però commemorare uno scrittore servendosi dell'arte visiva (il Robert Walser Zentrum in pratica nasce attorno a una installazione) e un'altra cosa è chiedersi: che rapporto c'è (continuità, discontinuità...?) fra una esperienza narrata a parole e una esperienza espressa mediante immagini?
Rolando Solidago, alter-ego di Pietro Cabrini, si dedica ad entrambe le cose: dipinge e scrive. Certo non è il primo (si veda Ardengo Soffici citato in questo blog). E non è il più conosciuto.
"Sto percorrendo una ridente via stretta stretta, che si interrompe improvvisamente con un alto muro di cinta bianco. Tutte le casette sono basse e dipinte di bianco. Molte fioriere ai balconi e alle finestre. Sembra di percorrere un viottolo di Sivilla o di Cordova. Nell'aria sento la voce di Jean Sablon che canta Vous qui passez sans me voir. Ogni tanto, per via della mia propensione a guardare le cose dall'alto, spicco un balzo in su come un trapezista e do una occhiatina sopra i tetti, che sembrano pitturati di rosso carminio. Un gatto interrompe le sue abluzioni e mi guarda da una finestra del pian terreno, incerto se considerarmi un passante ozioso o un uccello. Dietro questo animaletto peloso intento a farsi lucido si staglia un vecchio pittore andaluso con una pipa di schiuma istoriata nell'angolo della bocca, che sta apponendo una velatura infinitesimale di rosa sulle gote di una ragazza che veste una piccola mantilla bianca, di forma triangolare (una moderna toquillache). Il pittore è in piedi davanti alla ragazza che sta ritraendo, la quale siede compostamente su un divanetto liberty. Alle sue spalle uno specchio riflette l'immagine del pittore mentre appoggia il pennello con estrema cautela sulla tela. A far capolino nell'angolo inferiore dello specchio è la mia faccia di vecchio inglese canuto e ispido che, schivando il corpo asciutto del pittore, sbircia la bella ragazza, facendole vaghi cenni con gli occhi e con le labbra. La ragazza sorride dolcemente e mi manda un volatile bacio con le dita. Il pittore si volta e con un sonoro cabron al mio indirizzo chiude con una manata la finestra. Il gatto, colpito alle spalle dall'improvvisa finestrata, si fionda in strada con un prolungato miagolio. Io, scuotendo la testa, preso di nuovo dal mio affanno gotico, che si acuisce tutte le volte che provo ammirazione e invidia per un bel faccino, proseguo la mia passeggiata riflettendo sulla vita misteriosa che conducono le belle ragazze e sulla possibilità che certe facciate linde, terse, luminose mascherino in realtà degli orrifici retroscena".
Domanda: con quale mezzo si trova più in sintonia?
Risposta: la pittura mi parte dalla pancia e mi procura momenti di godimento fisico. La scrittura è chiaramente più rarefatta. Ma anche una frase ben ritmata può procurare un piacere intimo.
Domanda: lei dunque dipinge e scrive per provare piacere?
Risposta: no di certo... il piacere è un elemento collaterale (come l'ansia che nasce dal non riuscire a realizzare quello che si ha in mente).
Domanda: in una parola, perché scrive e perché dipinge?
Risposta: fantasia profonda... quando dipingo lascio filtrare immagini spontanee dal pentolone delle visioni interne. Non faccio gesti automatici, perché il dipinto lo costruisco. Ma lo costruisco limitando al massimo le interferenze intellettuali. Quando scrivo procedo nella stessa maniera. Mi immedesimo in un personaggio o in una situazione che ha un significato intimo per me e comincio a costruirci intorno un tessuto di parole.
Domanda: tuttavia i mezzi impiegati sono diversi...
Risposta: certo, ma c'è un nesso molto stretto fra il colore-materia con cui orchestro certi effetti visivi e la parola con cui orchestro certi ritmi verbali.
Domanda: qual è questo nesso?
Risposta: ah, saperlo! a spanne direi che ha a che fare con la sensualità...
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