novembre 22, 2014

COSA CI SUGGERISCONO LE DATE?

La cosiddetta periodizzazione non è uno sport inoffensivo. Far iniziare una stagione (artistica, politica, scientifica...) in un periodo piuttosto che in un altro significa dare un certo qual significato a tale stagione. Pre datarla o post datarla può cambiare le carte in tavola e sottrarre o aggiungere significato a quella stagione.
Questo gioco del tira e molla temporale ha riguardato molti oggetti di indagine storica. Quando inizia il Novecento in Italia? inizia con Verga o inizia con Pirandello? E quando inizia il Post Moderno? inizia nel 1972 (Romano Luperini) o inizia nel 1989 (Alberto Asor Rosa)?




Anche i singoli segmenti di un arco temporale di lungo periodo  hanno tuttavia spesso qualcosa da raccontarci. Come il triennio 1973-75, sul quale ha speso interessanti, anche se amare considerazioni, Romano Luperini (La fine del postmoderno, 2008)

Che triennio denso di avvenimenti per il mondo della cultura italiana il 1973-1974-75!

nel 1973 esce Amarcord di Federico Fellini
nel 1973-75 vengono scritti da Pier Paolo Pasolini gli articoli sulla società italiana che poi verranno riuniti in Scritti corsari (prima edizione 1975)
nel 1974 Dario Fo pubblica il suo Mistero Buffo
nel 1974 Leonardo Sciascia pubblica Todo modo sulle collusioni fra mafia e politica che nel 1976 verrà tradotto in film da Elio Petri
nel 1974 Paolo Volponi (due volte premio Strega) esce con il suo monumentale Corporale
nel 1974 Elsa Morante esce con La storia
nel 1974 cominciano ad essere pubblicati, postumi, da Adelphi i romanzi di Guido Morselli
nel 1975 Montale vince il Nobel
Nel 1975  un altro romanzo monumentale, Horcynus Orca di Stefano D'Arrigo
1975 Federico Fellini vince il suo quarto Oscar per Amarcord...

Questa insolita concomitanza di eventi significativi fa dire a Luperini, con rammarico:

"Trent'anni fa gli intellettuali avevano ancora una funzione pubblica, l'Italia un posto sulla scena internazionale della cultura. Il dibattito letterario ed artistico era ancora vivo... i registi italiani erano maestri riconosciuti in tutto il mondo... Fra gli scrittori, Calvino e Sciascia avevano un ruolo di primo piano in Europa".
Noi, che abbiamo meno nostalgia del bel tempo passato, per quanto allora fossimo infinitamente più giovani di adesso, non ci sbilanciamo. Però vorremmo per puro dovere di cronaca allargare la cronologia di quel triennio ad altri eventi.

1973 in Cile Salvador Allende vince le elezioni/attentato alla Questura di Milano/scoppia il America il Wategate/golpe fascista in Cile/guerra del Kippur in Israele
1974 in Italia è l'anno del referendum sul divorzio, della strage di piazza della Loggia a Brescia, della strage dell'Italicus
1975 in Inghilterra inizia l'era Thatcher/ in Italia nel XIV congresso del PCI vince la linea del compromesso storico di Enrico Berlinguer/negli USA Bill Gates crea la Microsoft/in Estremo Oriente le truppe americane abbandonano Saigon.


Come si vede la realtà non è sempre tutta rosea. E se probabilmente ha ragione Luperini a sottolineare la felice concomitanza di tanti begli eventi letterari a cavallo del lontano 1974, da altri punti di vista, in Italia come nel resto del mondo, quelli sono stati anni usualmente nefasti e agitati.

Forse però la prospettiva con cui noi guardiamo agli eventi passati è una prospettiva alterata. E questo fondamentalmente perché la memoria - come ha detto qualcuno - è solo un'altra forma di immaginazione. 




l'immaginazione ti può far evadere

gli INGANNEVOLI RICORDI di HERULF
La strada per il Municipio è tutta in salita e Herulf arranca con un po’ di fiatone. Alla finestra di una mansarda, restaurata di recente, è affacciata una ragazza che sta facendo le pulizie: i vetri, gli stipidi. Herulf la guarda e non può fare a meno di associare l’immagine energica della ragazza a qualche spezzone di immagine fissa che pullula nel sua pentolone dei flashbach. Pontresina, 1964. Un balcone. Una ragazza in baby doll affacciata a scrutare la strada. Lui, il naso in su che punta diritto verso l’inguine della ragazza.
Già… cos’è questa storia che io, Herulf Offenbach, passo sempre più tempo a rivangare cose del tempo di Noe e per di più sbobinandole in automatica, come se fossi in preda a una insolita incontinenza, che ti prende alla memoria anziché prenderti alla vescicaTuttavia il punto non è questo accidenti (oggi la lucidità di Herulf è impressionante, fa quasi paura. Ma va sottolineata anche la sua tendenza a lasciarsi ingolfare nei sofismi). Io Herulf sbobino veramente dei ricordi? O non è per caso che sto assistendo a un film che la mia mente fabbrica per consolarmi dell’uggia delle mie giornate. Soprattutto le fredde giornate d’inverno. O peggio ancora, quelle umidi dell’autunno? L’ha detto chiaramente Bardo: tu eri un incazzoso anche tu, come tutti noi. E allora, da dove saltano fuori tutti questi presepini di crema pasticciera?
Che prova ha lui, Herulf, che le cose si siano svolte effettivamente come lui le ricorda? Nessuna prova, ovvio. Il ricordo è una cosa soggettiva. Dunque non può sapere se quel certo episodio, con tutta l’aura magica che gli è rimasta attaccata addosso dopo tanto tempo, se lo è solo ricordato  oppure se lo è immaginato (lo concedo: magari non me lo sono immaginato di sana pianta – non avrebbe in tal caso quella parvenza di verità – ma sicuramente l’ho alterato, l’ho edulcorato, l’ho ingentilito, l’ho pastorizzato. E già! l’autoinganno – se un autoinganno c’è - è talmente ben confezionato da non apparire per quello che è). Gli Assessori si scusano. Sono alle prese con questioni scottanti. Signor Herulf, lei può,  aspettare un’oretta, vero? Ma si metta comodo, si metta a suo agio. Guardi, questa è la poltrona del sindaco. Non faccia complimenti. C’è solo il rischio che si addormenti… Beh, in tal caso la vengo a svegliare io. Se vuole c’è qui il giornale di oggi…”
La ragazza, che sicuramente è una segretaria, si allontana ancheggiando sui suoi bei sandali di cuoio blu. Herulf, come pronosticato, si appisola. E cincischia una sfilza di aneddoti personali della lontana infanzia, quand’era ancora un vitellino da latte.
È questo l’effetto che fanno i betabloccanti. Non rivanghi le tue belle sparatorie di quando eri grande. Ma i tanti piccoli brividi di panico di quando eri un bambino pauroso.
Ecco la segretaria che si affaccia dopo 5 minuti nella stanza, per controllare che il suo ospite sia sempre lì. Herulf, malgrado le palpebre a mezz’asta, mette a fuoco in un continuum di percezioni i suoi polpacci affusolati, le sue belle anche stagne e i suoi sandali di cuoio blu…Molto sexy, molto sexy…
E per via del continuum polpacci affusolati - anche stagne  -sandali sexy, molto sexy, che evidentemente inietta un po’ di caffeina nelle sue vene, il suo cincischiare semiautomatico nel pulviscolo dei ricordi si stoppa, ed Herulf, tornato in stato di veglia, afferra baldanzoso il giornale.Una notizia lo attrae, nel mare delle stronzate circumgovernative. “Professore indagato perché intratteneva rapporti con le sue allieve”.  C’è qualcosa che mi ricorda qualcosa, in questa storia. Il professore aveva fascino da vendere. Le ragazzine erano fragili. Lui le faceva sentire importanti. Già, già. E com’è successo che l’hanno incastrato? Intercettazioni, pentimenti, pianti, ripensamenti. Evidentemente una delle ragazzine ha ceduto… Perché la realtà dei giornali sembra così brutta e così poco romantica? Riflette Herulf. Che si è ricordato improvvisamente che anche lui ha avuto, un tempo, un teatrino pigmalionico. Anche lui aveva fascino da vendere. Come il professore, che il giornale chiama: un seduttore seriale. Anche a lui piacevano le ragazzine. Ma tutto il resto non collima per niente. No. A lui le manette le hanno messe per altri motivi (storie di truffe e consimili trivialità).  No, lui non è finito indagato per aver molestato delle ragazzine. No. Le sue ragazzine non sono crollate. No. Il suo teatrino non è mai finito in prima pagina e nessuno l’ha mai triturato con il tritacarne della banalità. No e no e no.Perché la realtà dei giornali è così  brutta? Perché la realtà degli altri  ha questo sapore di carne marcia? O è la tua memoria, Herulf, (ci risiamo!) che ti sta facendo degli scherzi e stai semplicemente tingendo di rosa la tua carriera di marinaio transoceanico  prode  e sbruffone? Bisogna che mi decida a mettere un po’ di nero su bianco. Accidenti a me! O mi risolvo a prendere moglie e faccio in modo che le sue chiacchiere zittiscano la mia parlantina interna o è bene che metta ordine in questa materia fluttuante e sconcertante di ricordi che hanno la vivezza delle cose veramente avvenute, ma che potrebbero anche essere, come insinua Bardo,  un miraggio della mente.
È mai possibile, accidenti,  che i miei ricordi siano tutti fatti di panna montata ed è mai possibile che io non ricordi mai un malumore, un incazzo, un’ora di nera depressione o un pomeriggio di pura e devastante noia globale. Dove sono finite tutte questi momenti di vita, che sicuramente ho vissuto, ma a cui ora come ora è stato imposto il silenzio? E perché quando io mi dedico all’esercizio del ricordo ripesco e rivivo soltanto le lucciole, le gocce di rugiada, i refoli di vento caldo sulla guancia, la musicalità dei bei tramonti?
 
(tratto da Vero quasi vero di Pietro Cabrini e Rolando Solidago in corso di autopubblicazione)

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