novembre 02, 2014

È TORNATO NOSFERATU


 Il sito di Isabella Santacroce echeggia la filmografia tedesca degli anni Venti. A me ricorda il Nosferatu di Murnau.
Su un fondale nero si apre una zona più chiara, al centro, soffusa di nebbia. Si intravvede una spiaggia, il mare e poi una figura femminile, non identificabile (supponiamo che sia LEI), che avanza lentamente da sinistra verso destra. Colonna sonora da Dies Irae. La "dea" scompare e si ripresenta tale e quale sulla sinistra, facendo un nuovo ingresso.
Nient'altro.
Se Isabella Santacroce non mi piacesse, direi: questo sito è una minchiata. Siccome invece mi piace il suo bel viso di quand'era giovane, dico: "Chissà cos'avrà voluto significare?".



Nel 1999 Cesare Garboli l'ha definita una persona che

"si piglia terribilmente sul serio, non sa raccontare, ma è una prosatrice d’arte di altissima qualità, ipnotica, incantatoria, e sotto tutti gli aspetti stupefacente".

Stranamente, però, Maurizio Pistelli, autore di un recentissimo La giovane narrativa italiana (Donzelli), dedicato a Palandri, Tondelli e a tutti i loro nipotini (ovverosia i giovani scrittori di fine Millennio ribattezzati dal marketing i cannibali), mentre riserva interi capitoli a Brizzi, Culicchia, Ammaniti, Scarpa, Nove etc. la Santacroce la cita solo en passant.
Che le sia antipatica?

Io della Santacroce ho letto solo Destroy e Luminal.
Destroy l'ho letto ancora caldo di stampa, nel 1996. Luminal, che è del 1998, solo di recente.
Può darsi che abbia ragione Garboli. Luminal è dedicato a 32 persone, fra cui Dalidà, Cleopatra, Amelia Rosselli e Virginia Woolf.
Eccentrica o troppo convinta di sè?
Che non sappia raccontare, ne dubito. Il suo stile a me non piace, perché mi sembra un po' troppo artificioso. Però si fa leggere, eccome. E questo mi sembra che basti.

Victoria Station, ore 16.15, il tramp parla in passé simple francese, raffinatissimo nelle quattro camicie sovrapposte. Semibarba, alito alcolico. A centimetri la Jaguar lucente parcheggia nobildonne coperte di animali a pelo raso. L'autista saluta riverente e attende che il taxi apra frettoloso le portiere nere posteriori e accolga premuroso le dame prima di partire."Una volta avevo anch'io una macchina così e ci dormivo dentro quando ero troppo sbronzo per guidare... ". Pori dilatati, rasatura carceraria, stella a cinque punte tatuata in fronte."Posso sedermi vicino a te... sono pulito... senti, non puzzo." Si attilla a millimetri e aspetta che annusi la sua povertà, ma è solo alcol quello che sento, e certo che puoi sederti, fai come se fossi a casa tua, sto aspettando amici e ho freddo come te e forse anch'io avevo una macchina simile tempo fa. (Destroy n. 17)

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