novembre 01, 2014

DATATO... eppure....


Credo che Cesare Pavese ormai lo si legga solo a scuola. Il che è un vero peccato.  
Non c'è dubbio - i suoi scenari e persino i suoi personaggi sono sicuramente datati, perché appartenenti a ceppi umani estinti da un bel po', come i contadini delle Langhe. Ma le sue situazioni narrative e persino quel suo linguaggio aspro, a volte elementare, posseggono ancor oggi una irrinunciabile suggestione.




Si rilegga per esempio la scena di Paesi tuoi (il romanzo che nel 1941 rivelò Pavese) in cui la protagonista, Gisella, giace agonizzante, dopo che il fratello l'ha aggredita colpendola col forcone alla gola. 

Allora mi alzo e vado di sopra, e dalla scala sentivo borbottare più forte, e incontro allo scuro una donna che non mi dice niente e sento odore questa volta di ospedale, ma la finestra era spalancata e si vedeva la Grangia e la luna. Erano tutte in cerchio intorno al letto inginocchiate, alla luce di due o tre candele, e dicevano il rosario. Quelle di casa avevano in testa il velo nero come se tornassero da messa. E tra le candele e la luna Gisella era sul letto ancora tutta fasciata e una pezza bianca sulla fronte, e naso e bocca erano neri. La luce ballava e mi girava la testa. - E' già morta, - pensavo, - è già morta -. Le avevano anche fatto l'altare su una cassa, con dei rami d'ulivo e la madonna e del velluto. Sotto c'era un catino e un asciugamano.
Qui non si sente quel "sapore aspro di terra" di cui parla Asor Rosa e che seduceva la gioventù di allora, neanche i suoi fossero stati romanzi scabrosi. In realtà è sapore di sangue quello che qui si sente. La terra, per altro presentissima in Paesi tuoi, per il momento si è arresa alle brutte passioni umane.

Di tutto il romanzo, con il suo raccapricciante intreccio (la storia della relazione incestuosa fra Gisella e Talino) e il suo raccapricciante epilogo personalmente a me è rimasto un solo ricordo, ma vivissimo (non tutti i romanzi lasciano una traccia) ed è quell'acqua che sapeva di ciliege che bevono i personaggi della storia, compreso Berto. L'unico che viene da fuori, perché gli altri sono tutti  contadini.
Farà parte, questo sapore di ciliege dell'acqua, di quell'etnologia calata a tavolino di cui parla Asor Rosa quando separa un po' brutalmente, in Pavese, il grano dal loglio (saggio introduttivo a Paesi tuoi, Tascabili Einaudi, 2001)?


(Tino Vaglieri)

Di certo Pavese pone, più di altri autori, il problema della lettura dei cosiddetti "classici". Classici perché museificati e in questo modo sopravvissuti all'oblio.  Classici perché l'istituzione scolastica ritiene che debbano far parte del patrimonio di letture di un giovane. Tutto ok. Ma la più stimolante definizione di classici è forse un'altra. Libri o quadri o quant'altro che potrebbero attrarre ancora i figli dei figli, malgrado non siano più attualissimi. 

Certo, perché questa circostanza si realizzi è necessario che fra le tante religioni  ci sia in giro anche la religione degli antenati.
Della qual cosa dubitiamo fortemente.


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