Certe modalità comportamentali, provocatorie, di Carmelo Bene,
in scena e fuori dalla scena, ricordano seppur alla lontana gli happening dei nostri
futuristi, quando Marinetti e i suoi seguaci si scontravano con il pubblico dopo una messa in
scena provocatoria. O certe serate dadaiste al Cabaret Voltaire di Zurigo a cavallo della prima guerra mondiale.
“Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti… scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contraddittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l’azione: per la contraddizione continua e anche per l’affermazione, non sono né favorevole né contrario e non do spiegazioni perché detesto il buon senso.”
Leggendo queste frasi che T.
Tzara scriveva nel Manifesto Dada del 1918, la memoria corre subito alle ben note esternazioni,
fra il provocatorio e l'ambiguo, di Carmelo Bene: Io ignoro. Io sono la mia s'ignora. Sono s'ignorante, sono un Signore.
Beninteso, non si vuole qui dire
che Carmelo Bene fosse un dadaista o un futurista in ritardo di 40 anni
(ovverosia un tardo epigono di queste avanguardie). Nel tentativo tuttavia di capire il perché del carico di amore ed
odio che accompagna la carriera di Carmelo Bene, anche un parallelo un po'
casuale ed estemporaneo come questo a qualcosa può servire.
Limitiamoci allora a dire che
Carmelo Bene nella sua pratica dell'estetizzazione comportamentale (in uso spesso fra le avanguardie) riusciva ad
essere provocatorio quanto un provocatore di professione come Marinetti. Ma Carmelo Bene, a differenza di Marinetti, si incazzava e lanciava le sue provocazioni in anni in cui il paese si era dimenticato dei cazzotti contradaioli che facevano da cornice alle esibizioni futuriste, e usciva (?) caso mai da soporifere nottate
democristiane.
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| (Celia Centonze) |
Questo potrebbe spiegare forse perché, negli anni '60, gli anni del teatro sperimentale romano di Carmelo Bene,
del suo primo Amleto, di Nostra signora
dei turchi (1967), un intellettuale esposto come Carmelo Bene,
che non scriveva saggi o poesie ma si offriva nudo in scena tutte le sere, poté
scatenare una tale rissa.
« Un giovanotto magro, nervoso, spiritato, venuto dalle Puglie per inventare a Roma un suo personalissimo teatro. Si chiama Carmelo Bene. Non ha ancora trent'anni. Ha già scritto un romanzo Nostra Signora dei Turchi. Ha diretto come attore, autore, regista, una decina di spettacoli. Dieci spettacoli, dieci polemiche clamorose. È un istrione? Oppure: è un genio? È un mistificatore? Su questi giudizi il pubblico e la critica si danno battaglia... »La rissa sarebbe proseguita con alti e bassi negli anni seguenti, fino a sfociare nel discutibile tentativo di linciaggio perpetrato a suo danno nei salotti buoni della televisione attorno agli anni '90. Mentre Carmelo Bene - col suo teatro di idee e voce - coglieva grandi consensi all'estero (Francia, Russia...), da noi lo si svillaneggiava invece pubblicamente e in modo alquanto grossolano.
"Qui si sta parlando di Carmelo Bene come di uno scrittore di scena, si sta parlando di Carmelo Bene come un attore, ma mi pare che l'unica cosa di cui si possa parlare è la sua vera professione, cioè: l'antipatico. Come antipatico Carmelo Bene è assolutamente inarrivabile. [...] Questo è la cosa di te che io amo di più, perché davvero tu qui hai una vera creatività... Ma come scrittore scenico sei di una modestia sconfortante; le tue partiture, i tuoi collage sono una pacchianeria veramente giovanilistica. (Guido Davico Bonino 1987)Saremo ingenui, ma è stupefacente che qualcuno si scandalizzasse così tanto per le trasgressioni di un artista. Ma forse a scandalizzare non era tanto la provocazione in sé, quanto il tipo di provocazione a cui Carmelo Bene dava voce con il suo stile arrogante .
Certo, se Carmelo Bene avesse scelto di restare al calduccio nel circuito elitario dei cultori dell'arte, avrebbe potuto continuare ad essere osannato come maestro. Ma, da buon istrione, aveva optato per la discesa nell'arena, fra i leoni. Pagandone le conseguenze.
Ancor oggi, leggendo i commenti che fanno da corollario ai video di Carmelo Bene pubblicati su Youtube, si coglie l'impreparazione dei più e l'incapacità di molti ad accettare una sperimentazione, come la sua, che allontanava così drasticamente il teatro dall'immagine corrente che si aveva e ( si ha) di esso.



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