SHERWOOD ANDERSON è ancora a
scaffale con la sua opera più famosa, I racconti dell'Ohio (Winesburg, Ohio, prima edizione 1919). E' infatti uscita nel 2012 una nuova traduzione di questa raccolta, edita dalla
Newton Compton.
Le traduzioni in italiano e le edizioni precedenti, come ci erudisce Wikipedia, sono:
Le traduzioni in italiano e le edizioni precedenti, come ci erudisce Wikipedia, sono:
- traduzione di Ada Prospero, Slavia, Torino 1931.
- con introduzione di Vincenzo
Mantovani, Mondadori, Milano 1991.
- traduzione di Orsola Nemi, Polin, Roma 1946.
- traduzione di Giuseppe Trevisani, Einaudi, Torino 1950. Poi Mondadori, Milano 1958.
- con prefazione di Vinicio
Capossela, Einaudi, Torino 2011.
- traduzione di Marina Fabbri, Newton Compton, Roma 1976.
- traduzione di Massimo
Bacigalupo, Newton Compton, Roma 2012.
Anderson nasce nel 1876 e muore inghiottendo uno stuzzicadenti, (sic!) nel 1941. Si tratta di una icona della letteratura americana e la sua fama, in vita e dopo morto, è legata soprattutto al racconto breve incentrato sul local color.
In Italia l'ha fatto conoscere Cesare Pavese, autore nel 1931 di un articolo a lui dedicato sulla rivista la Cultura. Nelle stesse pagine Pavese aveva diffusamente parlato di Sinclair Lewis (premio Nobel 1930) e di Edgar Lee Masters, l'autore dell'Antologia di Spoon River. Due autori anch'essi, come Anderson, che hanno consacrato la loro prosa e la loro poesia alla vita dei piccoli centri.
Sorte assai meno buona quella invece del nostro MASSIMO BONTEMPELLI, autore anche lui di racconti e premio Strega per L'amante fedele, Mondadori 1953. Dopo una coedizione Mondadori-De
Agostini nel 1986, su questa raccolta (ma anche sulle precedenti) si apre il baratro. Per acquistare un suo scritto oggi occorre bussare alla porta di Mare magnum.
OTTUAGENARIA di Massimo Bontempelli. Si tratta di un racconto particolarmente incalzante. Una ottuagenaria a un certo punto della sua vita confessa di essere stata una donna afflitta dal bisogno di cose eccezionali, ma che, ahimè, è sempre vissuta in una sorta di pozzo esistenziale. La vecchia, dopo la confessione, uccide il genero perché secondo lei questi la sta scippando della possibilità di avere una figlia eccezionale, che realizzi i suoi sogni giovanili di eroiche gesta.
MADRE, di Sherwood Anderson. Una donna è afflitta da un male sconosciuto che le ha spento ogni gioia di vivere. Ella, che era stata una ragazza spregiudicata, amante del teatro e desiderosa di girare per il mondo, ormai sconfitta, confida tuttavia che il figlio possa non ridursi una larva, come lei. E vive di questa speranza. Di fronte al rischio che il figlio possa seguire invece i consigli più terra a terra del padre, decide di uccidere il marito. Ma il figlio è un sognatore come lei... e dunque lei rinuncia al suo proposito.
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| (Augusto Giacometti) |
Naturalmente la quasi coincidenza di trama è un puro caso. Tuttavia non è un caso che i due autori, contemporanei, ma lontani geograficamente, abbiano in comune la stessa propensione
a mettere in scena l'infelicità e la solitudine esistenziale della gente umile e dei perdenti.
Infelicità da attribuire, in entrambi i casi, forse più a se stessi che non alle circostanze avverse della vita.
Morale della favola
L'Ohio e il Middle
West sono diventati un territorio leggendario della letteratura e a renderlo
tale ha contribuito anche, nel suo piccolo, Cesare Pavese. Anderson, facendosi appassionato interprete della provincia americana, ha per giunta inaugurato un genere e ha avuto una pletora di seguaci illustri,
fra cui Faulkner e Hemingway.
Bontempelli invece non ha avuto
la stessa buona sorte. Scrittore di grido negli anni Venti e Trenta, Accademico d'Italia nel 1930, Bontempelli successivamente
è precipitato nel buio più fitto e oggi lo ricordano solo le storie della
letteratura.
(a questo proposito, si vedano le
considerazioni che fa Walter Pedullà in W.P.
racconta il Novecento, BUR, 2013).
Eppure l'uomo ha coltivato i
lucidi deliri e i lati scuri ed inquietanti della gente comune quanto Anderson ed è
stato anche lui un autore prolifico, particolarmente versato, come l'americano,
nel genere racconto. Le creature bontempelliane, fatte salve le differenze,
sono tipiche quanto le creature andersoniane.
E poi, a Bontempelli, nato futurista e approdato quindi a un certo surrealismo, va
riconosciuta la paternità di un filone che la storia ha poi attribuito agli scrittori sudamericani: il realismo magico (quello
bontempelliano risale agli anni Venti. Cent'anni di solitudine è del 1967!).
C'è n'è quanto basta per
deplorare il fatto che la posizione geopolitica marginale dell'Italia renda i suoi autori (e la nostra lingua) altrettanto marginali. Persino a casa nostra!


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