novembre 18, 2014

IL PERSONAGGIO SI PRESENTA: SALVE forse SONO ADRIANO MEIS


Col post moderno i personaggi, dice Romano Luperini (L'autocoscienza del moderno, 2006) diventano dei cartoons.
Felicissima espressione che fa il paio con quella di Giacomo Debenedetti, secondo il quale all'inizio del '900 i personaggi... scendono in sciopero.
A me personalmente la definizione di Luperini ha fatto venire in mente l'esilarante Roger Rabbit. Ma è una associazione fuorviante. Perché in questo film, basato sulla tecnica mista, Roger Rabbit è un personaggio a tutto tondo quanto quelli in carne ed ossa.



Altri personaggi cartoons che mi vengono in mente d'acchito: il cattivo per eccellenza,  ovverosia Patrick Bateman, l'agente di borsa e serial killer creato da Bret Easton Ellis con American Psyco, 1991; e il suo contraltare, ovverosia la bella vittima sacrificale, cioè il modello Victor Ward del romanzo Glamorama, 1996. 
Mi vengono in mente anche i miei di personaggi, come il maggiordomo Herulf, che si fa di mescalina per sopportare la sua condizione di domestico escluso dal banchetto. Ma con questa autocitazione mi sono spinto già troppo oltre e perciò mi stoppo subito, prima di offendere il buon gusto (vorrà dire che in calce vi darò un assaggio della personalità di Herulf...). 

Dopo i personaggi cartoons mi vengono in mente, per associazione, i personaggi assenti. Non sono molti quelli che ricordo.  Cito a braccio:  il marito geloso del romanzo La gelosia di Robbe-Grillet (1958), che osserva in silenzio gli incontri della propria moglie con il vicino Franck, ma senza venir mai nominato e la cui presenza il lettore la può solo dedurre dal numero di posti a tavola o di sedie sdraio sulla veranda della sua casa coloniale in Martinica.  


E poi i "fantasmi" del romanzo Il giro di vite di Henri James, Quint e Jessel.
Ma i personaggi che mi scaldano di più sono certi nevrotici che si guardano vivere, come il pirandelliano ADRIANO MEIS, ovverosia l'alterego del fu Mattia Pascal.

"Ma la verità forse era questa: che nella mia libertà sconfinata, mi riusciva difficile cominciare a vivere in qualche modo. Sul punto di prendere una risoluzione, mi sentivo come trattenuto, mi pareva di vedere tanti impedimenti e ombre e ostacoli. Ed ecco, mi cacciavo di nuovo fuori, per le strade, osservavo tutto, mi fermavo a ogni nonnulla, riflettevo a lungo su le minime cose; stanco, entravo in un caffè, leggevo qualche giornale, guardavo la gente che entrava e usciva; alla fine uscivo anch'io. Ma la vita, a considerarla così, da spettatore estraneo, mi pareva ora senza costrutto e senza scopo...".

Non a caso il racconto è al passato. Fuggendo il presente, Adriano Meis può sfuggire anche la vita. E il suo racconto, anziché essere lo snocciolarsi di cose che vengono fatte, di emozioni che vengono provate, diventa il racconto di un "voglio ma non riesco".  Anzi, di un: "volevo ma non ci sono riuscito".

C'è una considerazione di Luperini (L'autocoscienza del moderno) che mi ha folgorato ed è il parallelismo che instaura fra Adriano Meis che si guarda vivere e Pirandello che, mentre narra, si guarda narrare, aprendo le cateratte della riflessione cerebrale.
Dopo aver preso coscienza di questo parallelismo fra autore e personaggio mi sono tranquillizzato un po'. E sì, perché il Fu Mattia Pascal - a me irriguardoso lettore post-moderno - mi stava ispirando lo stesso furore censorio che nel 1981 aveva indotto l'editor minimalista Gordon Lish a tagliare il 50% del manoscritto di Raymond Carver.. Troppe riflessioni, saltiamo...


TRAMA DEL FU MATTIA PASCAL
Mattia Pascal vive a Miragno, un immaginario paese della Liguria. Il padre, intraprendente mercante, morendo ha lasciato alla famiglia una discreta eredità, che presto va in fumo per i disonesti maneggi dell'amministratore, Batta Malagna. Mattia per vendicarsi compromette la di lui nipote Romilda. Costretto a sposarla si trova a convivere con la suocera Marianna Pescatori che lo disprezza. La vita familiare è un inferno, umiliante il modesto impiego nella Biblioteca Boccamazza.
Mattia decide allora di fuggire per tentare una vita diversa. A Montecarlo vince alla roulette un'enorme somma di denaro e per caso legge su un giornale della sua presunta morte. Ha finalmente la possibilità di cambiare vita. Col nome di Adriano Meis comincia a viaggiare, poi si stabilisce a Roma come pensionante in casa del signor Paleari. S'innamora della figlia di lui Adriana e vorrebbe proteggerla dalle mire del losco cognato Terenzio. A questo punto si accorge che la nuova identità fittizia non gli consente di sposarsi, né di denunciare Terenzio, perché Adriano Meis per l'anagrafe non esiste.
Architetta allora un finto suicidio per poter riprendere la vera identità. Tornato a Miragno dopo due anni nessuno lo riconosce e la moglie è ormai risposata e ha una bambina. A Mattia Pascal alias Adriano Meis non resta che chiudersi in biblioteca a scrivere la sua storia,  portando ogni tanto dei fiori sulla sua tomba.

ED ECCOVI HERULF...
Appena mi riprendo dal mio attacco mi rendo conto che la ragazza ha smesso di guardarmi sfrontatamente come se io fossi un ranocchio o una talpa e mi sta lanciando - ora - delle occhiatine seduttive, mentre mi tocca la fronte per vedere se per caso ho la febbre. La signorina Ambra ha conservato le sue fattezze di prima, ma i seni (toh toh) le sono diventati dei grossi mammelloni burrosi.  E ha perso anche quel tot di altero che di solito la irrigidisce, come se passasse in rassegna  una guardia d'onore.  Il suo labbro non è più curvato in una piega sarcastica e la sua voce, diventata un flebile miagolio, ha perso ogni schifiltosità.
Prima di perdere i sensi io ero in piedi alle spalle della signorina Ambra e stavo guardando insieme a lei sul monitor un annuncio immobiliare. Intanto respiravo senza darlo a vedere  l’aroma di budino dei suoi capelli.
Un capello biondo era caduto sul golfino della signorina Ambra e se ne stava in bilico come se fosse vivo.  Io lo avevo squadrato quasi con stizza e a un certo punto il capello aveva agitato una manina per salutarmi.
Niente di insolito. Ormai ci ho fatto l'abitudine alle visioni. Non mi butto per terra, non sbavo, non rovescio gli occhi, non mi mordo a sangue la lingua. Vedo solo delle cose che probabilmente non esistono e, se sono in vena, mi diverto anche con quelle buffe bestiole che camminano sulle pareti di casa Malforesti.
Oggi però sono sobrio. È perciò un po' strano che il mondo mi si sia alterato d'attorno  in questa maniera. Forse ieri ho esagerato col Mescal e con l'Artane....
(Gianluca Lerici)



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