novembre 07, 2014

IL PIU' SULFUREO DEI NOSTRI AUTORI VIVENTI

De La bella di Lodi di Alberto ARBASINO (versione ridotta Il mondo 1960/61, versione definitiva Einaudi 1972) si cita sempre l'incipit. Anche noi, perciò, ci uniformeremo alla corrente.

Le ragazze di Lodi, grandi, belle, con la loro pelle splendida e un appetito da uomo, quando son dritte possono essere molto più forti di quelle di Milano. Quando son dritte, oltre ai bei denti e ai begli occhi e alla gamba lunga e al capello magnifico, chiaro, hanno tanta terra, almeno un paio di migliaia di pertiche (quindici pertiche fanno un etto); e anche se un anno il foraggio è scarso, un altro anno il prezzo del grano è fissato un po' troppo basso, o il riso non rende, o se arrivano tutte insieme un bel po' di cartelle d'imposte di successione arretrate, male che vada si tratterà di rinunciare a cambiare l'Alfetta per l'estate, o di non prendersi un gattaccio nuovo per il prossimo St. Moritz; ma l'attività delle centinaia di vacche e del caseificio annesso basta comunque a produrre un reddito ancora abbastanza soddisfacente.

Dite la verità...  le ultime righe non vi hanno ricordato un po' i cine-panettoni di Boldi e De Sica? o la commedia all'italiana sui ricchi che vanno a fare le vasche a Cortina?
Naturalmente si tratta di uno scherzo della mente, la quale a volte si mette a produrre delle associazioni irriverenti. 
Anche se l'irriverente associazione un senso ce l'ha,  visto che dal racconto-romanzo di Arbasino è stato tratto nel 1963 un film, diretto da Mario Missiroli e interpretato da Stefania Sandrelli, che appartiene al genere della commedia all'italiana.

Tutta la prima parte dell'incipit sembra invece aprirci le segrete porte che menano alle stanze interne di una  dark lady, tanto delicata di lineamenti e aggraziata, quanto forte di indole e di costituzione.


La parte centrale dell'incipit, infine, odora di fittavoli e di crassi panorami della Bassa padana, con le sue vacche e il suo foraggio.

Va da sé che tutto quanto detto fino a qui è solo una divagazione amena.  
Il  suo  obiettivo è quello di spogliare la Bella di Lodi della nomea che a quanto sembra accompagna ancor oggi questo romanzo, il quale è stato dimenticato dal grosso pubblico, ma appassiona ancora alcuni critici.
In primis per colpa dell'autore, che è una specie di enfant terrible della nostra letteratura, dalla smisurata parleriecome dice Renato Barilli.
Appresso per colpa delle avanguardie degli anni '60, che erano alla disperata ricerca dell'antiromanzo. Per un momento sembrò che con la Bella di Lodi fosse apparso dal nulla il primo vero romanzo sperimentale italiano. 
Anche se in realtà questa definizione si attaglia forse meglio a L'anonimo lombardo, del 1959 e ancor di più al romanzo cult, Fratelli d'Italia, pubblicato da Arbasino nel 1963, proprio nel mentre si andava ufficializzando la neo avanguardia italiana con la nascita del Gruppo 63.

Per rendersi conto dell'alone che circonda  quest'opera e il suo autore, varrebbe la pena di leggere il post pubblicato da Andrea Inglese e intitolato Stereotipo della seduzione e seduzione dello stereotipo in "La bella di Lodi" di Arbasino (in Cahiers d'etudes italiennes).
Si tratta di un saggio relativamente recente ( maggio 2006, messo on-line nel 2008) e dunque non è influenzato dal clima di  febbrile  attesa di una palingenesi letteraria degli anni '60.

Confessiamo che abbiamo fatto un po' fatica a leggerlo tutto.
Una sensazione precisa ha però trafitto la nostra coscienza: non solo ancora una volta (che barba!) si parla di Arbasino come di un autore di idee, ma si tende a vedere in Arbasino un "guastatore" dai connotati molto particolari, quasi inquietanti.

Un romanziere intellettuale che già allora aveva capito tutto, a differenza di Dino Buzzati (Un amore, 1963) e di Luciano Bianciardi (La vita agra, 1962), che in questo articolo vengono messi a confronto con l'Arbasino della Bella di Lodi.
Ovverosia aveva perfettamente capito che in tema d'amore la ribellione al conformismo, tanto affannosamente perseguita in quegli anni di pre-contestazione da certe nostre minoranze colte e impegnate, rischiava banalmente di condurre a una nuova forma di conformismo.

(CHAPMAN)



Trama di La Bella di Lodi

Il romanzo ambientato negli anni sessanta del boom economico narra la storia di Roberta, giovane possidente della borghesia lodigiana invaghitasi di Franco, un meccanico in servizio con l'A.C.I. sull'autostrada del Sole conosciuto casualmente su una spiaggia della Versilia in un pomeriggio d'estate. Mentre lei viene descritta come vulcanica imprenditrice del settore agroalimentare, orfana dei genitori ed allevata dai nonni, amante della bella vita, con studi compiuti a Milano e vacanze all'estero nei luoghi frequentati dal jet set, lui è il classico tipo abbastanza convenzionale del ragazzaccio italiano brutto/bello dritto/stronzo coi capelli lunghi e le braccia grosse, vestito come viene viene, ma coi suoi jeans stretti da pifferaio. La loro storia d'amore si trascinerà stancamente - ma ravvivata dalla forte attrazione sessuale - nel vano tentativo di lei di porsi come una sorta di pigmalione nei confronti del rozzo giovane meccanico al fine di farne un moderno manager di successo dell'allora in espansione settore automobilistico.
(Wikipedia)









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