dicembre 13, 2014

LO SCRITTORE, IL CRITICO, IL LETTORE


 Lo so, lo so... il tema è stato già sviscerato e da gente con i controcoglioni (Lector in fabula 1979). Ciò non toglie che anche un flaneur possa -nel suo piccolo- dire qualcosa di interessante.

Sto leggendo Horcynus Orca di Stefano d'Arrigo (1975). Molto lentamente, molto lentamente. Ma non perché il mastodontico romanzo mi "saturi". Me lo gusto. Tutto qui. E dunque sono ancora alla prima "scena", quella in cui le femminote, come un coro greco, sulla spiaggia, nulla facenti, in atteggiamento di prefiche che piangono l'affondamento dei loro ferry boat, svillaneggiano il protagonista, 'Ndrja Cambrìa, reo di fare una certa resistenza al coito.



È bastata questa prima scena perché io mi sentissi in una commedia latina. L'andamento lento, dialogico, forbito del romanzo... mi ha ricordato chissà perché il berbero romanizzato Publio Terenzio Afro, commediografo delle classi alte dell'Urbe.


Probabilmente si tratta di una mostruosa cappellata. Ma in questo momento indosso i panni del lettore e dunque tutto mi è lecito.
Chissà. Un'altra persona, leggendo le stesse 40 pagine introduttive di Horcynus Orca, potrebbe, che ne so, instaurare un parallelo fra le femminote e le sue antiche compagne di classe. Un terzo lettore o una lettrice (magari sicilianuzza) potrebbe invece gustare il rosolio della parlata vernacolare di D'Arrigo.
Tutto è possibile, quando c'è di mezzo il lettore.

È possibile persino  che qualche lettore non si accorga di niente e legga tutto il vasto tomo come lo leggerebbe un Mammut, limitandosi a saziarsi della trama (nel caso di Horcynus Horca mi sembra piuttosto problematico. Si veda a questo proposito, per cogliere la complessità dell'opera, il sommario analitico compilato da Marco Trainito)


E qui veniamo, per dissonanza, al critico.
Leggete l'introduzione, intitolata Congetture per una interpretazione di "Horcynus Orca" di Walter Pedullà a questa ultima edizione dell'opera (Rizzoli 2003) e capirete che mente superiore (rispetto al lettore qualunque) è il critico.
Oddio, Pedullà a volte esagera con il virtuosismo (si veda in particolare Walter Pedullà racconta il Novecento, BUR 2013). In questo caso direi che si è attenuto a un pregevole equilibrio. Ma ha riempito la sua prefazioni di considerazioni così dense e di così vasto respiro che alla fine viene da dire: questa non è una lettura "critica" dell'Horcinus. Questo è un pezzo di bravura saggistico-letteraria. Questa è scrittura alta. È arte. È epica.

È servita a me la prefazione di Pedullà?
Sì, mi è servita a farmi sentire un po' una merda. E perciò non l'ho neanche terminata. Ci vediamo dopo, Pedullà. Lasciami leggere D'Arrigo in santa pace e poi tornerò alla tua di lettura, che sicuramente è più articolata, di sostanza, plausibile.

Però poi mi sono sovvenuto di certe cappellate che hanno preso i critici in un passato non remoto. E mi sono reso conto che i critici, per quanto più forbiti, più documentati, più preparati, possano farsi influenzare dai loro umori personali, dai loro vissuti, dalla loro weltanschauung almeno quanto i lettori (seppur in maniera un tantino diversa).



Avrete notato che il critico parteggia quasi sempre per qualcuno?

O parteggia per Pasolini. O parteggia, viceversa, per Calvino.
O parteggia per Gadda. O parteggia per Volponi.

Questo significa che il contributo del critico è da buttare sprezzantemente alle ortiche?
Neanche per sogno.
Basta non pensare che in critico veritas.

A questo proposito mi sovviene il titolo di quella FINZIONE (il termine viene usato espressamente in sostituzione dell'abusato romanzo e in contrapposizione al forestiero fiction) che mi sta tanto a cuore e di cui abbiamo parlato già più volte: Pietro Cabrini & Rolando Solidago, Vero quasi vero.
Sono sicuro che chi ha avuto la buona sorte di ricevere in regalo la finzione non si è fermato ad analizzare l'immagine che c'è in copertina, né tanto meno l'ha messa in relazione con il contenuto della finzione.

Ah, che distratto questo lettore!
Ma cosa mai penserà, il lettore, quando legge un libro?


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