Sono tentato di considerare Le onde di Virginia Woolf un esempio di Minimal Art in campo letterario. Cioè un romanzo che tende alla
riduzione e all'elementarietà.
Però qualche dubbio lo conservo ancora. Nel minimalismo c'è
troppa enfasi sulla struttura, nel senso che la riduzione all'osso esalta la
struttura. E comunque il minimalismo è
freddo, quasi concettuale: due aspetti che non mi sembrano riguardare The Waves.
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| (Donald Judd) |
Ma perché quest'ansia di stabilire un parallelo fra l'arte
del secondo Novecento e il romanzo della Woolf?
Come si diceva già in un precedente post (romanzi sperimentali da ribattezzare) la
definizione di romanzo sperimentale, attribuita a The Waves, non mi soddisfa per nulla e non potendo in questo
momento attingere alla "letteratura" sulla Woolf, soprattutto quella
in lingua inglese (chissà se non c'è da qualche parte una definizione
migliore...), mi tocca arrangiarmi, utilizzando le impressioni di lettura che
ho buttato giù su un taccuino nero nel corso della terza rilettura del romanzo
(chissà perché i taccuini sono sempre neri).
La prima lettura l'ho fatta un anno fa a volo d'uccello,
capendoci poco; la seconda l'ho fatta tre mesi fa con la biro in pugno per circolettare tutti i Susan
disse... Jinny disse... Rhoda disse.... Louis disse... Neville disse... Bernard
disse, nella speranza di afferrare il romanzo per la coda. La terza l'ho
fatta da poco, prendendo appunti a ruota libera su un taccuino nero (per
l'appunto).
Dunque. Nel minimalismo figurativo c'è troppa enfasi sulla
struttura. Le forme messe a punto dai minimalisti sono di per sé ottuse, ma si
impongono per la loro ingombrante geometricità.
The Waves col suo modo di
eludere elegantemente la trama, o meglio di ridurla ai minimi termini, di
schematizzarla (la trama di The Waves
è ripetitiva come le onde) ha un sapore minimalista,
anche perché introduce una certa quota di modularità nell'andamento del romanzo.
Ma per tutto il resto è ben lontana dalla ottusa geometricità di un struttura
di Sol LeWitt.
The Waves, nel suo decorso ripetitivo
(qualcosa di ottuso comunque c'è in quei continui e reiterati Susan disse... Jinny disse...) è infatti piena di colore. Circa il ritmo, che è l'elemento sottolineato dalla stessa Woolf (scrivo non a trama, ma a ritmo)
il ritmo a me sembra relegato un po'
sullo sfondo. Anzi: il ritmo è tutto concentrato nel rumore che fa lo sfondo. Cioè è tutto concentrato nel respiro
quieto del tempo: il tempo di una giornata nel caso dei preludi e il tempo di una intera vita nel caso dei soliloqui dei sei personaggi.
Il colore invece è la materia di cui sono fatti i singoli pensieri, le emozioni, le paure, le fantasie dei sei personaggi di cui Virginia Woolf raccoglie e riporta i loro "disse".
E allora, vada per l'astrazione orfica di Delaunay.




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