dicembre 05, 2014

DI COME LA TRAMA SI POSSA ANCHE BYPASSARLA

  
Il pittore espressionista tedesco Hermann Warm, uno dei coregisti del famoso Il gabinetto del dottor Caligari (1920) affermava che "i film devono diventare disegni vivi".

E come disegni vivi si può ancor oggi vedere il film Il Golem,  girato da Paul Wegener nel 1920.



Si tratta della seconda edizione espressionista di questo film (la precedente versione realistica del 1915 è andata perduta) e oggi la possiamo visionare restaurata.





Proprio così. In questo film l'impatto della scenografia e delle singole riprese è così forte che ci si scorda di seguire la trama, per altro ormai arcinota (così com'è arcinota la trama del dottor Frankenstein, emulo del Golem). E ci si concentra sui "disegni vivi" dei singoli fotogrammi.

Fin dalla prima sequenza, in cui si vede il rabbino praghese Löw  che scruta le stelle con un improbabile telescopio, in cima a un improbabile torrione, la trama, grazie a questo film, si svela per quello che è: un  ingrediente fra i tanti e neanche il più importante.

Un artificio che tutti noi - chi più chi meno - abbiamo ciucciato col latte dell'infanzia e che di conseguenza abbiamo inglobato così a fondo nei nostri neuroni da farlo diventare non un canone fra i tanti - e nello specifico il canone del realismo commerciale - ma il canone tout court (diciamo le cose come stanno: a noi tutti, nei nostro momenti peggiori, ci interessa soprattutto il lieto fine e soprattutto ci interessa il brivido che ci dà l'attesa del lieto fine).

Sarà merito delle bislacche scenografie espressioniste. Sarà merito dei primi piani e del gioco delle luci e delle ombre, tutto così lontano dalla tecnica cinematografica in voga oggi. Ma questo film lo si gode scena per scena, fotografia dopo fotografia, come se fosse una galleria di quadri. Senza pensare un solo momento alla sequenza, all'intreccio, alla storia, alla trama.


(Nosferatu di Murnau)

Domanda: saremmo in grado di provare la stessa cosa con un romanzo? Cioè con un "testo" fatto di parole e non di immagini.
In cui le parole magari ci  portano a percorrere strade in cui non si viaggia veloci e spediti verso la meta come è solita viaggiare la trama di un romanzo commerciale. O perché interrompono il filo conduttore e diluiscono la trama. O perché di trama non ce n'è punto?

Diciamo la verità. Quando la parola autorale ci suggerisce di percorre strade che non portano acqua al mulino della trama, a quasi tutti ci prende un... cordiale e violento fastidio! Da cui la difficoltà di leggere i cosiddetti romanzi sperimentali. Non perché siano più difficili degli altri, ma perché non rispettano il codice impresso nel nostro DNA di pigri lettori di storielle. 




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